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Emergenza gas, la soluzione si chiama “rigassificatori”

L’emergenza gas decretata il 6 febbraio dal ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera ha riproposto con forza questo tema sul fronte del gas che è il combustibile principe su cui ha puntato l’Italia dopo l’addio al nucleare.

Sui rigassificatori, se oggi avessimo quelli gia’ approvati saremmo piu’ tranquilli“. Cosi’ il ministro dello Sviluppo, Corrado Passera, a margine della Mobility Conference 2012 all’Assolombarda. Passera ha rassicurato che “le riserve sono li'”, anche se “in termini di stoccaggio potremmo fare qualcosa di piu'”.

Maltempo - Emergenza gasGiuseppe Cordasco nel suo articolo “Emergenza gas, la soluzione si chiama “rigassificatori” del 7 febbraio 2012 su Panorama.it precisa:

“Bisogna diversificare le fonti di approvvigionamento. L’emergenza gas decretata ieri dal ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera ha riproposto con forza questo tema sul fronte del gas che è il combustibile principe su cui ha puntato l’Italia dopo l’addio al nucleare.

Possiamo infatti contare su una serie di gasdotti, ma servirebbe avere altre fonti nei casi di emergenza. E quel qualcosa in più, sia in termini di sicurezza ma anche di costi inferiori per i cittadini, lo potrebbero dare allora i rigassificatori, strutture che ricevono il gas liquido (Gnl, gas naturale liquido) trasportato dalle navi-metaniere, che in questo modo ne possono stoccare quantità molto maggiori, e lo ritrasformano in gas immettendolo nella rete nazionale.

Nel mondo ne esistono attivi circa 80, una trentina dei quali solo in Giappone. In Italia dei rigassificatori si parla ormai da anni, ma allo stato dell’arte solo due sono tecnicamente in funzione, quello di Panigaglia, di proprietà dell’Eni, attivo dagli anni Settanta, e quello di Rovigo, situato offshore nel mare Adriatico, di proprietà di Exxon Mobil, Edison e Qatar Petroleum, in funzione dal 2009 e che ieri tra l’altro ha dovuto bloccare la sua produzione a causa delle pessime condizioni ambientali. Eppure questa struttura è capace a pieno regime di immettere nella rete circa 20 milioni di metri cubi di gas, per un totale di circa 8 miliardi di metri cubi all’anno.

Se pensiamo che in questi giorni, con i picchi massimi di richieste di gas, siamo arrivati a poco più di 400 milioni di metri cubi al giorno, è facile rendersi conto che anche 7-8 rigassificatori tipo quello di Rovigo potrebbero arrivare a coprire fino a circa un terzo del fabbisogno quotidiano.  E in cantiere infatti ci sarebbero almeno una decina di progetti, alcuni tra l’altro in fase molto avanzata come quello di Livorno e quello di Porto Empedocle, in cui si è già in piena realizzazione pratica.

Per gli altri invece tra ritardi, approvazioni di carattere burocratico e opposizioni delle comunità locali, le cose vanno per le lunghe, considerando che comunque in media per l’effettiva messa in funzione di un rigassificatore ci possono volere anche più di cinque anni.

Mai come in questo caso infatti il cosiddetto fenomeno Nimby, “Not in my backyard”, ossia “Non nel mio cortile”, funziona alla perfezione. Nessuno vuole queste strutture, soprattutto i Comuni interessati, e questo nonostante esse vengano tutte realizzate in alto mare, a differenza del solo rigassificatore di Panigaglia che a suo tempo fu costruito sulla costa, salvo poi però lamentarci come Sistema Paese quando ci sono emergenze come quelle di questi giorni.”

Tra i progetti in campo viene elencato anche il progetto del rigassificatore al largo di Falconara Marittima di api nòva energia, approvato il 12 Luglio 2011:

Falconara (Ancona): di proprietà dell’Api, si tratterebbe di utilizzare l’approdo presente in alto mare per le petroliere, per l’attracco anche di metaniere-rigassificatori, che trasformerebbero a bordo il gas da liquido in gassoso, inviandolo con una tubatura ad hoc a riva. Quindi non ci sarebbe una vera e propria struttura stazionante. E’ stata rilasciata Via positiva e dovrebbe entrare in esercizio nel 2014.”

Progetto rigassificatore api nova energiaLa realizzazione del Terminale off-shore di rigassificazione, che avrà una capacità iniziale di 4 miliardi di m3/anno, non necessita di nessuna nuova infrastruttura né a mare né a terra, a parte la condotta per il trasporto del gas fino alla rete nazionale Snam Rete Gas, posta molto vicino alla raffineria. Il terminale potrà sfruttare, infatti, la piattaforma già posizionata a 16 km dalla costa, attualmente utilizzata per l’attracco delle petroliere che sarà parzialmente modificata per consentire anche quello delle navi gasiere. Le navi metaniere FSRU (Floating Storage Regassification Unit), dotate di unità di rigassificazione a bordo delle stesse, attraccheranno alla piattaforma-boa per il tempo strettamente necessario alle operazioni di scarico.

Il terminale di api nòva energia rappresenterà una garanzia per la continuità delle forniture ai cittadini e alle imprese, anche in situazioni di crisi del sistema nazionale del gas. Inoltre la maggiore flessibilita’ e disponibilità in sede locale originera’ vantaggi, di natura economica, per le forniture locali.

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