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Canepa, chance di sviluppo dal collegamento Tirreno-Adriatico

ANCONA – Aprire una prospettiva nuova attraverso il confronto fra i sistemi portuali italiani dell’Adriatico e del Tirreno, e le rispettive aree urbane e territoriali. E’ quanto si propone la due giorni del convegno di studi “I porti della penisola italiana: due mari a confronti fra storia e sviluppo futuro” promossa dall’Autorità portuale di Ancona.

L’iniziativa, ha spiegato il presidente dell’Authority Luciano Canepa, mira a “valorizzare anche culturalmente il porto di Ancona. E’ un bene puntare sull’importanza di Ancona e la possibilità di collegare Adriatico e Tirreno”.

In passato “i porti dei due versanti rispondevano a compiti differenti e complementari di confronto con Mediterraneo occidentale e orientale – ha ricordato Giuseppe Petralia, direttore del Centro studi storici mediterranei ‘Marco Tangheroni’, curatore scientifico del convegno -, oggi invece le linee di tendenza e l’evoluzione dell’economia rendono più simili le scelte e i problemi che i porti dei due versanti si trovano ad affrontare”. Sotto questo profilo, “bisognerebbe specializzare le vocazioni ed essere complementari. Anche se certo – ha riconosciuto – momenti di difficoltà e di frizione ci sono”.

Al convegno hanno collaborato l’Università di Pisa, il Dipartimento di scienze sociali l’Università Politecnica delle Marche e l’Istao. Una sessione è dedicata a porti dell’Adriatico “Infrastrutture e politica portuale”. Un’altra agli scali tirrenici. Affrontati anche i temi delle trasformazioni, dell’innovazione, della normativa e della competitività”. Dall’antichità Ancona ha svolto una funzione centrale nel sistema portuale adriatico e nel processo di smistamento di merci provenienti dal Mediterraneo. Poi è stata porto franco, con una funzione d’intermediazione nei commerci con porti adriatici e tirrenici. In età contemporanea, lo scalo è diventato fulcro di attività cantieristiche e industriali in senso ampio, compresi pesca e turismo.

Per le strategie di sviluppo futuro, secondo Gian Luca Gregori, preside della Facoltà di Economia della Politecnica, tre sono le direttrici cui guardare: un approccio interdisciplinare; il mercato turistico internazionale (entro il 2020 si passerà da 250 milioni a 1,6 miliardi di arrivi internazionali) e che rappresenta una grossa opportunità; un porto sempre più connesso alla città, con passeggeri non solo in transito ma che fruiscano di tutte le opportunità offerte.

Il presidente della Camera di Commercio di Ancona Rodolfo Giampieri e l’assessore comunale al Porto Diego Franzoni hanno citato la recente missione cinese a Xiamen e la visita di una delegazione sudita di Jeddah, iniziative tese a promuovere lo scalo come porto internazionale delle Marche per “parametrarsi con un mondo completamente cambiato”. E anche i vantaggi della piattaforma logistica (porto, aeroporto e interporto, che sorgono nel raggio di 25 km).(ANSA).